Antonio Pisu
QUANDO HAI CAPITO CHE VOLEVI RACCONTARE STORIE?
L’ho capito un po’ tardi. Vengo da una famiglia di attori e doppiatori, quindi sono sempre stato immerso in quell’ambiente. Ho iniziato come attore, ma poi tredici anni fa ho sentito il bisogno di scrivere una storia mia. Con un amico, abbiamo creato una serie web - Low Budget - che poi è stata prodotta da Studio Universal e Rai 4. Quell’esperienza mi ha fatto capire che volevo raccontare storie mie, non solo interpretare quelle degli altri.
COM’È STATO IL PASSAGGIO DA ATTORE A SCENEGGIATORE E REGISTA?
Essendo attore, leggevo molte sceneggiature, quindi l’approccio è stato naturale. Per Low Budget abbiamo lavorato di istinto, senza troppi strumenti.
Anche se i processi produttivi poi la limitano, la scrittura ti dà libertà e, soprattutto, nella scrittura emerge chi sei. Io ho gusti diversi: non mi limito a un solo genere. Mischiare commedia e dramma è naturale per me, anche se è rischioso. Mi viene naturale mischiare le cose, forse è un errore, non lo so, perché mantenere un equilibrio è molto difficile. Le case di produzione faticano a catalogarmi, ma preferisco essere me stesso piuttosto che adattarmi alle logiche di mercato.
PARLIAMO DI “EST: DITTATURA LAST MINUTE”. COME SEI ARRIVATO A QUESTO PROGETTO?
Per caso. A un festival ho conosciuto Maurizio Paganelli, che aveva una storia da raccontare. Il contesto storico mi ha colpito: tre ragazzi in un viaggio on the road nella Romania di Nicolae Ceaușescu. Mi sono ispirato al suo racconto, ma ho costruito una mia narrazione. Nella realtà, quei ragazzi avevano semplicemente portato a Bucarest una valigia appartenuta a un dissidente politico e l’avevano consegnata alla sua famiglia senza difficoltà. Sicuramente, per loro è stato un viaggio incredibile, ma per trasformarlo in una storia serviva una struttura narrativa solida. Così ho aggiunto elementi, giocato con la tensione, amplificato le emozioni. È così che è nato Est.
Anche se non è la mia storia, mi ci sono identificato. Le storie hanno sentimenti universali. Ho usato la mia voce per dire quello che volevo, mantenendo la mia autorialità. Est assomiglia molto a me.
La sceneggiatura è nata con grande naturalezza, ma Il vero lavoro è stato nella ricerca dei video d’archivio, che occupano un ruolo importante nel film e scandiscono il viaggio dei tre amigos. Alcuni sono stati girati da Maurizio, altri li ho trovati immergendomi negli archivi di stato rumeni. Li ho usati per due motivi: economico e artistico. Non potevamo ricostruire tutto, ma ho scoperto che l’imperfezione dei video amatoriali dà un senso di verità più potente di qualsiasi inquadratura perfetta.
TRA EST E RITORNO A “EST” C’È STATO ANCHE “NINA DEI LUPI”, UN FILM DISTOPICO TRATTO DA UN ROMANZO FINALISTA AL PREMIO STREGA. COM’È STATA QUESTA ESPERIENZA?
“Nina dei Lupi” è un progetto nato con l’idea di diventare una serie, perché il romanzo da cui è tratto aveva il respiro giusto per un racconto più ampio. I fondi per una serie non c’erano, così abbiamo realizzato un film che si presta a un futuro sviluppo. Non è stato semplice condensare una storia così ricca in soli 90 minuti: ci siamo concentrati principalmente sulla vicenda mistica e fantasy di Nina, tralasciando molto del resto. Il risultato è stato un film intenso, ma con la sensazione di aver lasciato tanto ancora da raccontare. La scrittura, poi, è stata una sfida ulteriore. Essere in quattro autori ha significato confrontarsi continuamente sui gusti e sulle direzioni narrative. Trovare un’unica direzione è stato difficilissimo. Alla fine, abbiamo scelto di concentrarci sull’essenza di Nina, sperando di trasmettere almeno una parte della magia e della complessità del romanzo. Non ve lo nascondo, è stata un’esperienza molto, molto difficile.
PASSIAMO A “TORNANDO A EST”. COM’È STATO SCRIVERE UN SEQUEL?
Anche qui non è stato facile. Volevo evitare di rifare lo stesso film. Tornando a Est è ambientato in un’Europa che sta cambiando dopo la caduta del Muro. Pago, Rice e Bibi sono tornati alla loro vita normale, finché Bibi non decide di partire per la Bulgaria per incontrare Yuliya, una ragazza con cui ha scambiato lettere d’amore. I tre amici si mettono in viaggio, ma quello che doveva essere un semplice incontro si trasforma in un’avventura con toni da spy-story: finiscono in mezzo a un giro di prostituzione e traffico di esseri umani.
Rispetto al primo, la storia non è tratta da eventi realmente accaduti. Mi sono avvicinato a fatti storici e di cronaca reali, e ho trovato una ragione plausibile per cui potesse esistere un altro viaggio, diverso e non uguale. Una volta individuati questi elementi, la scrittura è diventata semplice. Anche perché il primo ha degli eventi più psicologici, più delicati.
Quest’ultimo è sicuramente un film che ha qualcosa in più e qualcosa in meno. Per esempio, non si concentra così tanto su quel periodo storico e su una specifica popolazione, mentre il primo era molto focalizzato sulla situazione sociopolitica, con la presenza della dittatura. Qui, invece, è più triste, se vogliamo, il fatto che ci si aspetta un grande cambiamento, che poi non arriva.
Il significato è che una volta, specialmente i giovani, partivano per un viaggio, una nuova vita, iniziavano con grandi aspettative, credevano davvero che le cose potessero cambiare. Oggi, secondo me, questa speranza si è ridotta moltissimo, perlomeno in Italia. Come vedete, sono molto ottimista oggi…COSA TI ASPETTI PER IL FUTURO?
Il mio futuro è costantemente incerto. Io non ho idea. Ogni mattina mi chiedo: "Ma perché non lavoro in una società che ogni mese mi dà uno stipendio e basta, non penso a niente, esco con gli amici la sera sereno?". Purtroppo io vivo una malattia, che è quella del mio lavoro, fatto di continui sali e scendi emozionali. Passi dall’euforia all’incertezza più totale, si va a tentoni ma si va comunque avanti.
In questo momento non ho voglia di scrivere una storia nuova, non sto scrivendo nulla di nuovo. Quindi non ho progetti. Sto facendo altro, ancora qualche data in teatro come attore e poi vedremo...Aspetto la fine del film e poi capirò, magari mi prendo un attimo di tempo per me.

